Da dove nasce la carenza di ferro

Trovare la causa è la parte più importante del percorso. Correggere il valore senza capire perché è sceso significa, molto spesso, ritrovarsi allo stesso punto qualche mese dopo.

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Le quattro strade

L’organismo di un adulto contiene circa 3–4 grammi di ferro e ne perde ogni giorno una quantità minima, che l’alimentazione normalmente reintegra. Non esiste un meccanismo efficiente per eliminare il ferro in eccesso: l’equilibrio si regola quasi solo sull’assorbimento intestinale. Ne consegue che una carenza può nascere solo da quattro direzioni, spesso combinate fra loro.

  1. Si perde sangue

    Ogni perdita di sangue è una perdita di ferro. È la causa più frequente negli adulti.

  2. Ne serve di più

    Crescita, gravidanza, allattamento e sport intenso alzano il fabbisogno.

  3. Se ne assorbe poco

    Alcune condizioni intestinali e gastriche riducono la quota di ferro che passa nel sangue.

  4. Se ne introduce poco

    Un’alimentazione povera o poco equilibrata non copre il fabbisogno.

Perdite di sangue

Perdite mestruali

Nelle donne in età fertile è la causa più comune. Un flusso abbondante o prolungato (menorragia), la presenza di fibromi, di polipi o di endometriosi, oppure l’uso di una spirale al rame possono aumentare in modo significativo la quantità di ferro persa ogni mese. Non sempre chi ne è interessata percepisce il proprio flusso come eccessivo: è un aspetto che vale la pena descrivere concretamente al medico.

Perdite dall’apparato digerente

Possono essere del tutto invisibili, ma continuative nel tempo. Fra le origini più frequenti: gastrite ed esofagite, ulcera gastrica o duodenale, diverticoli, emorroidi e ragadi, polipi intestinali, angiodisplasie e tumori del colon-retto. È il motivo per cui una carenza di ferro in un uomo adulto o in una donna dopo la menopausa richiede sempre un approfondimento: in quelle fasce non esiste una perdita fisiologica che possa spiegarla.

Altre perdite

  • Donazioni di sangue ripetute e ravvicinate.
  • Epistassi frequenti e abbondanti.
  • Interventi chirurgici, traumi, parto.
  • Emodialisi cronica.
  • Prelievi ematici ripetuti durante ricoveri prolungati.

Aumentato fabbisogno

  • Gravidanza. Il fabbisogno cresce nettamente per l’aumento del volume ematico materno e per lo sviluppo di feto e placenta, con il picco nel secondo e terzo trimestre.
  • Allattamento e recupero delle riserve dopo il parto.
  • Prima infanzia. Dopo i primi mesi le riserve accumulate durante la gestazione si esauriscono e il fabbisogno diventa elevato rispetto al peso corporeo.
  • Adolescenza. Lo scatto di crescita, e nelle ragazze la comparsa del ciclo mestruale, aumentano insieme le richieste.
  • Sport di resistenza. Fabbisogno più alto, microperdite intestinali durante lo sforzo, perdite con il sudore e un modesto danno ai globuli rossi nella corsa.

Ridotto assorbimento

Il ferro viene assorbito soprattutto nel duodeno e nella prima parte del digiuno, e il processo richiede un ambiente gastrico acido. Tutto ciò che altera queste condizioni può ridurne la quota assimilata, anche a fronte di un’alimentazione adeguata.

Celiachia
Il danno della mucosa intestinale compromette l’assorbimento. Una carenza di ferro resistente al trattamento è una delle presentazioni con cui la celiachia viene diagnosticata negli adulti.
Gastrite atrofica autoimmune e infezione da Helicobacter pylori
Riducono l’acidità gastrica necessaria a rendere il ferro assorbibile.
Malattie infiammatorie croniche intestinali
Nella malattia di Crohn e nella colite ulcerosa si sommano infiammazione, ridotto assorbimento e perdite di sangue.
Chirurgia bariatrica e resezioni gastrointestinali
Il bypass gastrico e gli interventi che escludono il duodeno riducono in modo stabile l’assorbimento, e richiedono un monitoraggio nel tempo.
Infiammazione cronica
In presenza di infiammazione persistente o di insufficienza renale l’organismo trattiene il ferro nei depositi e ne rende meno disponibile per la produzione di globuli rossi.

Apporto insufficiente

È una causa più rara come unico fattore negli adulti che si alimentano regolarmente, ma diventa rilevante quando si somma alle altre. Ha maggior peso in chi segue diete molto restrittive o poco pianificate, negli anziani con alimentazione monotona o difficoltà di masticazione, e nelle situazioni di disagio socio-economico.

Chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana non è automaticamente carente, ma introduce solo ferro non eme, che si assorbe meno: serve quindi una maggiore attenzione alle combinazioni alimentari, argomento trattato nella pagina sull’alimentazione.

Il ruolo dei farmaci

Alcuni trattamenti prolungati possono contribuire, riducendo l’assorbimento o favorendo perdite. Non vanno mai interrotti di propria iniziativa: se ne parla con chi li ha prescritti.

  • Inibitori di pompa protonica e antiacidi assunti a lungo termine: riducendo l’acidità gastrica, diminuiscono l’assorbimento del ferro.
  • Antinfiammatori non steroidei e acido acetilsalicilico: possono provocare microsanguinamenti gastrici.
  • Anticoagulanti e antiaggreganti: aumentano l’entità di eventuali perdite.

Chi è più esposto

Gruppi a maggior rischio e motivo prevalente. Schema orientativo, non sostituisce la valutazione medica.
Gruppo Motivo prevalente
Donne in età fertilePerdite mestruali ricorrenti
Donne in gravidanza e allattamentoFabbisogno nettamente aumentato
Lattanti, bambini, adolescentiCrescita rapida e riserve limitate
Uomini adulti e donne in postmenopausaDa indagare sempre: possibile perdita digestiva occulta
Persone con celiachia, MICI, gastrite atroficaRidotto assorbimento, talvolta con perdite
Operati di chirurgia bariatricaAssorbimento ridotto in modo permanente
Atleti di resistenzaFabbisogno alto e microperdite
Donatori abituali di sanguePerdite ripetute programmate
Diete restrittive o poco pianificateApporto e biodisponibilità insufficienti

Perché la causa conta più del valore

La carenza di ferro non è una diagnosi conclusiva: è un segno. Dietro può esserci un flusso mestruale abbondante da valutare, una celiachia mai riconosciuta, una gastrite, un polipo intestinale. Assumere ferro fa risalire i numeri, ma lascia intatto ciò che li ha fatti scendere e può ritardare l’identificazione di un problema trattabile.

Il punto da ricordare

Davanti a una carenza di ferro la domanda corretta non è soltanto «quanto ferro devo prendere», ma «perché il ferro si sta perdendo o non viene assorbito». È una domanda che spetta al medico, e la risposta cambia il percorso in modo sostanziale.

Il passo successivo è capire quali esami del sangue permettono di documentare la carenza e di orientare la ricerca della causa.