Le quattro strade
L’organismo di un adulto contiene circa 3–4 grammi di ferro e ne perde ogni giorno una quantità minima, che l’alimentazione normalmente reintegra. Non esiste un meccanismo efficiente per eliminare il ferro in eccesso: l’equilibrio si regola quasi solo sull’assorbimento intestinale. Ne consegue che una carenza può nascere solo da quattro direzioni, spesso combinate fra loro.
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Si perde sangue
Ogni perdita di sangue è una perdita di ferro. È la causa più frequente negli adulti.
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Ne serve di più
Crescita, gravidanza, allattamento e sport intenso alzano il fabbisogno.
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Se ne assorbe poco
Alcune condizioni intestinali e gastriche riducono la quota di ferro che passa nel sangue.
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Se ne introduce poco
Un’alimentazione povera o poco equilibrata non copre il fabbisogno.
Perdite di sangue
Perdite mestruali
Nelle donne in età fertile è la causa più comune. Un flusso abbondante o prolungato (menorragia), la presenza di fibromi, di polipi o di endometriosi, oppure l’uso di una spirale al rame possono aumentare in modo significativo la quantità di ferro persa ogni mese. Non sempre chi ne è interessata percepisce il proprio flusso come eccessivo: è un aspetto che vale la pena descrivere concretamente al medico.
Perdite dall’apparato digerente
Possono essere del tutto invisibili, ma continuative nel tempo. Fra le origini più frequenti: gastrite ed esofagite, ulcera gastrica o duodenale, diverticoli, emorroidi e ragadi, polipi intestinali, angiodisplasie e tumori del colon-retto. È il motivo per cui una carenza di ferro in un uomo adulto o in una donna dopo la menopausa richiede sempre un approfondimento: in quelle fasce non esiste una perdita fisiologica che possa spiegarla.
Altre perdite
- Donazioni di sangue ripetute e ravvicinate.
- Epistassi frequenti e abbondanti.
- Interventi chirurgici, traumi, parto.
- Emodialisi cronica.
- Prelievi ematici ripetuti durante ricoveri prolungati.
Aumentato fabbisogno
- Gravidanza. Il fabbisogno cresce nettamente per l’aumento del volume ematico materno e per lo sviluppo di feto e placenta, con il picco nel secondo e terzo trimestre.
- Allattamento e recupero delle riserve dopo il parto.
- Prima infanzia. Dopo i primi mesi le riserve accumulate durante la gestazione si esauriscono e il fabbisogno diventa elevato rispetto al peso corporeo.
- Adolescenza. Lo scatto di crescita, e nelle ragazze la comparsa del ciclo mestruale, aumentano insieme le richieste.
- Sport di resistenza. Fabbisogno più alto, microperdite intestinali durante lo sforzo, perdite con il sudore e un modesto danno ai globuli rossi nella corsa.
Ridotto assorbimento
Il ferro viene assorbito soprattutto nel duodeno e nella prima parte del digiuno, e il processo richiede un ambiente gastrico acido. Tutto ciò che altera queste condizioni può ridurne la quota assimilata, anche a fronte di un’alimentazione adeguata.
- Celiachia
- Il danno della mucosa intestinale compromette l’assorbimento. Una carenza di ferro resistente al trattamento è una delle presentazioni con cui la celiachia viene diagnosticata negli adulti.
- Gastrite atrofica autoimmune e infezione da Helicobacter pylori
- Riducono l’acidità gastrica necessaria a rendere il ferro assorbibile.
- Malattie infiammatorie croniche intestinali
- Nella malattia di Crohn e nella colite ulcerosa si sommano infiammazione, ridotto assorbimento e perdite di sangue.
- Chirurgia bariatrica e resezioni gastrointestinali
- Il bypass gastrico e gli interventi che escludono il duodeno riducono in modo stabile l’assorbimento, e richiedono un monitoraggio nel tempo.
- Infiammazione cronica
- In presenza di infiammazione persistente o di insufficienza renale l’organismo trattiene il ferro nei depositi e ne rende meno disponibile per la produzione di globuli rossi.
Apporto insufficiente
È una causa più rara come unico fattore negli adulti che si alimentano regolarmente, ma diventa rilevante quando si somma alle altre. Ha maggior peso in chi segue diete molto restrittive o poco pianificate, negli anziani con alimentazione monotona o difficoltà di masticazione, e nelle situazioni di disagio socio-economico.
Chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana non è automaticamente carente, ma introduce solo ferro non eme, che si assorbe meno: serve quindi una maggiore attenzione alle combinazioni alimentari, argomento trattato nella pagina sull’alimentazione.
Il ruolo dei farmaci
Alcuni trattamenti prolungati possono contribuire, riducendo l’assorbimento o favorendo perdite. Non vanno mai interrotti di propria iniziativa: se ne parla con chi li ha prescritti.
- Inibitori di pompa protonica e antiacidi assunti a lungo termine: riducendo l’acidità gastrica, diminuiscono l’assorbimento del ferro.
- Antinfiammatori non steroidei e acido acetilsalicilico: possono provocare microsanguinamenti gastrici.
- Anticoagulanti e antiaggreganti: aumentano l’entità di eventuali perdite.
Chi è più esposto
| Gruppo | Motivo prevalente |
|---|---|
| Donne in età fertile | Perdite mestruali ricorrenti |
| Donne in gravidanza e allattamento | Fabbisogno nettamente aumentato |
| Lattanti, bambini, adolescenti | Crescita rapida e riserve limitate |
| Uomini adulti e donne in postmenopausa | Da indagare sempre: possibile perdita digestiva occulta |
| Persone con celiachia, MICI, gastrite atrofica | Ridotto assorbimento, talvolta con perdite |
| Operati di chirurgia bariatrica | Assorbimento ridotto in modo permanente |
| Atleti di resistenza | Fabbisogno alto e microperdite |
| Donatori abituali di sangue | Perdite ripetute programmate |
| Diete restrittive o poco pianificate | Apporto e biodisponibilità insufficienti |
Perché la causa conta più del valore
La carenza di ferro non è una diagnosi conclusiva: è un segno. Dietro può esserci un flusso mestruale abbondante da valutare, una celiachia mai riconosciuta, una gastrite, un polipo intestinale. Assumere ferro fa risalire i numeri, ma lascia intatto ciò che li ha fatti scendere e può ritardare l’identificazione di un problema trattabile.
Il punto da ricordare
Davanti a una carenza di ferro la domanda corretta non è soltanto «quanto ferro devo prendere», ma «perché il ferro si sta perdendo o non viene assorbito». È una domanda che spetta al medico, e la risposta cambia il percorso in modo sostanziale.
Il passo successivo è capire quali esami del sangue permettono di documentare la carenza e di orientare la ricerca della causa.